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VIAGGIA IN ... > America del Sud
Alla fine del racconto troverete le FOTO...
Racconti di Vita dall'Honduras
di Lucilla Rosati
Lucilla scrive a Michele le sensazioni di una parte di vita trascorse in Honduras...
"Dunque , comincio con una frase , che per me è un motto, se stai bene con te stesso, stai bene in qualsiasi angolo del mondo.
Detto questo, è naturale che il paese più consono a me è l'Honduras, questo è determinato dal fatto che ho vissuto molti anni lì, e il tempo ti regala emozioni (sale della vita) loro sono latini, perciò sotto vari aspetti sono simili a noi, come anche un po' la lingua, se vogliamo anche la religione, per il cibo, per le festività, usanze quasi familiari a noi, metti anche la grande influenza nord americana (purtroppo), quel loro modo di arrangiarsi, per esempio i messicani sono considerati i napoletani del centro america, abbiamo in comune quella passionalità sentimentale, quella generosità, il rimandare i problemi a domani. Insomma Michele, Hai mai sentito canzoni dei mariachi? quelli che cantano nei ristoranti con il sombrero e la chitarra, be per me sono l'esatta riproduzione di Mario Merola, o uno di quei biglietti di auguri di buon compleanno, sono strappa lacrime...! Non credo che un tedesco o un inglese possa percepire questo modo di essere, se ce ne sono, sono rari.
E quando penso all'Honduras, la vedo in un vortice di calore, musica, allegria... e birra (sarà quella che li rende felici? ma!). Con questi propositi di certo è lì che vorrei vivere.
Ti volevo dire, si tende sempre a parlare di cose belle di ogni posto, e visto che sono soprattutto giovani quelli che viaggiano, in questi paesi ci sono delle precauzioni da prendere seriamente. In primo luogo l'acqua, il ghiaccio, le verdure crude, Aids (sida) soprattutto alle coste, i neri non ci credono che esiste Aids perciò mucho cuidato! Le armi, lì non c'è bisogno del porto d'armi, tutti hanno una pistola. La droga, Honduras è un centro smistamento sopratutto le isole, non che sia contro le droghe ma ti mettono in mezzo e non so se hai mai sentito parlare delle carceri dell'america latina. Fare un incidente in auto, significa andare tutti in galera, poi si vedrà chi ha torto ho ragione. Il passaporto è sacro è bene tenerselo stretto.
Dunque, comincio con il dirti, che sono arrivata a Tegucigalpa nel lontano 1989, sposata da tre giorni, all'età di 25 anni, con l'idea di rimanere per due anni, il tempo di costruire una diga per acqua potabile, tutto questo con una grande compagnia italiana Astaldi, alla fine rimaniamo per ben otto anni, perche poi si è fatto l'aereoporto di San Pedro Sula, un'altra diga al sud a Nacaome (Choluteca). Troppo tempo... non è facile staccarsi, Insomma solo adesso mi accorgo il meraviglioso che ho vissuto, dei rapporti umani diversi da quelli che puoi avere qui in italia. La povertà, la fame, l'ignoranza, mi hanno scioccato subito, con il tempo capii tante cose, la prima, che io ero loro ospite, accettai i loro modi di fare, di parlare, di mangiare, scusa Michele forse mi sto dilungando, ma quello che vorrei far capire che per me non è stato un viaggio un pò lungo...ma un vero e proprio vissuto di gioie e dolori che non dimenticherò mai più.
Comunque, da come leggo ti sei visitato tutta la parte nord del paese, che è bellissimo, Cayo Cochinos sono stupendi, Copan è sublime, sai che sono gli unici reperti maya con quelle steli particolari?
Non so se l'hai visto, ma vicino Tela c'è giardino botanico più grande del centro america si chiama Lancetilla è qualcosa di meraviglioso c'è addirittura l'albero della cola, foreste di bambù, e non so se era lì o nella Mosquitia, anche il fiore più grande del mondo che è inavvicinabile per la puzza. Trujillo...carinissima, visitata nel suo quarto viaggio da Cristoforo Colombo, invasa dai pirati, c'è addirittura un cimitero dedicato a loro, da visitare il Forte di Santa Barbara. La gente come in tutta la costa sono trighegni cioè neri, ma nell'interno puoi trovare anche biondi. E' caratteristica per la musica garifuna e la zuppa di granchio. Caldo tremendo.
Nella costa nord poi c'è la Mosquitia che è impenetrabile e pericolosa per la malaria, sò che organizzano escursioni ma ti devi informare. Infine ci sono le meravigliose isole di Roatan, che meritano di essere viste, si parla in inglese, li sei fuori dal mondo...........
Andando giù verso Tegucigalpa, ti incontri il lago di Yojoa che è molto grande e nei piccoli ristorantini (gloriete) cucinano un pesce fritto di lago...eccezionale! lì è dove c'è l'ananas più dolce del paese, "azucarina". Vicino al lago ci sono le bellissime cascata di Pulhapanzak....da vedere!
E sempre sulla unica strada asfaltata (Panamericana) si arriva a Tegus un pò in montagna clima stupendo (eterna primavera) qui si nota ancora di più la povertà, l'80% delle case sono baracche di legno, l'aeroporto uno dei più pericolosi del centro america alle sei di sera che fa buio tutto l'anno l'aeroporto è chiuso. Ha tutte le ambasciate del mondo, quella americana non sono mai riuscita a vederla, ha otto muri davanti, inavvicinabile. C'è anche la grandissima chiesa di Suyapa, fatta costruire propriamente per il papa ( una riproduzione di San Pietro) no comment.
Ci sono le migliori scuole americane, centri commerciali, cinema multisale, insomma per chi ha i soldi non c'è problema. A 14 chilometri da Tegus c'è il nostro primo figlio la diga di Concezione, a 25 chilometri c'è Valle de Angles tipico paesino dove vendono artigianato in legno.
E giù nel sud di Honduras, come ogni sud, è ancora più degradato, non ci sono grandi città, caldo infernale, le spiagge sono poche e neanche tanto belle è impressionante il dislivello delle maree, c'è una spiaggia riservata alle tartarughe.
Be, Michele potrei scrivere all'infinito dimmi cosa vuoi sapere in particolare, a febbraio è un buon mese non ci sono uragani, il 14 febbraio per loro è la festa dell'amicizia, mi posso informare su qualche manifestazione.
Per la carta di credito, io ho sempre usato la visa senza problemi, sia ai supermercati che ristoranti e pure farmacie.
Ora ti saluto, e volevo dirti che poi dopo l'Honduras sono andata per due anni in Indonesia.....tutto un'altro mondo!!!!!!
Majoreo
Il mercato Majoreo, si trova a Tegucigalpa (ti avevo detto che Tegucigalpa significa argento? per le varie miniere d'argento che ci sono intorno alla città. Si possono anche visitare.
Majoreo, major, il maggiore, perciò immagina un mercato molto grande, dopo neanche una settimana che vivevo lì, Tony (mi esposo) mi porta a visitare, tanto per farmi capire dove mi portava a vivere. Rimango scioccata, impressionata, schifata...il reparto delle iguane mi sembrava un film dell'orrore, (carne prelibata) ma già all'entrata con il caldo torrido, odori nauseabondi, bambini scheletriti che chiedevano soldi, o trascinavano sacchi di patate, uomini borracci per terra, strade bagnate da non sò che...! La carne, per vederla dovevi togliere le mosche, montagne di carne tritata non ti dico in che stato, frutte mai viste, radici di ogni forma, muraglie di banane, ho visto polli, galline e bambini vivere tutti nella stessa scatola di cartone...E poi per ultimo c'è il reparto dei formaggi, bidoni di mantequilla, queso, puzze penetranti.
"Tony non c'è la fà, si sente male, andiamo via...uscendo mi accorgo che c'è una montagna di rifiuti!...è palese...è il mercato di quelli ANCORA più poveri!... Io rimango stordita... da tutto quello che vedo...entro in macchina, sempre con una schiera di bambini intorno, guardo Tony, e non c'è bisogno di dire che stiamo in un'altro mondo." (io 25 anni con l'aspettativa di ritornare in Italia almeno dopo un anno, e con le scarpe della thimberland).
In quel mercato...ci sono andata quasi tutti i giorni, per sei anni, (gestivo una mensa per italiani) gli portavo molti soldi, mi chiamavano "la italiana," "vengase mamita", mi offrivano da mangiare, mi regalavano frutta, parlai con la mamma di quel bambino che viveva nella scatola, le parlai, con il tempo le dissi di far scendere suo marito dall'amaca...! (così cominciò il mio movimento femminista).
SANTIAGO RIVERA
...quando arrivai in Honduras... lo capii subito, già dal primo giorno in casa, che ero circondata da dipendenti che lavoravano per servirmi...!
Il concetto è semplicemente questo, c'è una sorta di servilismo, in primo luogo perché eravamo italiani, perché gli portavamo acqua potabile nelle loro case, perché eravamo "bianchi", perché eravamo "ricchi", perchè... ti fanno sentire superiori. (di questo devo approfondire)
E con queste premesse, io a 25, quando a Roma litigavo con mia sorella per lavare i piatti....
ho vissuto una luna di miele i miei primi 4 anni nella mia prima meravigliosa casa a Tegucigalpa, (Carretera del Norte, plantel Columbus, quattro villette, una mensa, 12 case per scapoli, uno spaccio, uffici amministrativi, officine, con friulani, piemontesi, toscani, noi unici romani... questa era la nostra Italia) in cima ad una montagnetta... con il verde più bello.
Mi sentivo un po' Heidi e un po' imperatrice Maya.
Mi ritrovai ad avere chi mi lavava, chi mi stirava, chi mi cucinava, chi mi portava acqua elettro pura (bottiglioni enormi), chi mi puliva il giardino, chi mi lavava la macchina, chi mi faceva la spesa, chi mi toglieva le iguane di torno...chi mi vigilava la casa di notte e di giorno...chi mi riparava il lavandino, chi mi controllava le scadenze della mia patente di guida e il passaporto... ecc. ecc. ecc. ecc.
Tutto questo ha comportato il fatto di convivere quotidianamente con persone umili, semplici e belle. Santiago è una di quelle.
Santiago, originario di Olancio, un pueblesito in mezzo alle montagne un po' a nord di Honduras, aveva, credo la mia stessa età, il suo dialetto spagnolo era così stretto che a volte non lo capivo. Occhi profondi, e con un sorriso smagliante e furbetto, per quattro anni, tutte le mattine mi portava acqua con i bottiglioni di elettro pura, quando usciva si portava via la mondezza, si faceva quattro chiacchiere alla finestra con la muchacha che lavava i piatti, poi andava via.
Dopo una settimana lo misi subito in guardia, doveva bussare la porta prima di entrare...e così fù. Lavava tutti giorni la mia macchina, la puliva, la lustrava, la lucidava, ci si sedeva dentro, sognava...! Lo prendevo in giro, gli dicevo che a forza di lavarla mi consumava la vernice, lui rideva. Gli insegnai a guidarla, era una automatica, imparò presto, e quando vedeva che mi preparavo ad uscire, lui mi portava la macchina davanti casa (un ulteriore servizio).
Gli tagliavo i capelli (non aveva soldi per questo) gli curavo le ferite, gli regalavo scarpe e vestiti di Tony, gli davo da mangiare, parlavamo tanto, eravamo su due mondi diversi, ma lo sapevo solo io.
Certe volte mancava per giorni, mi dicevano che era stato preso, io non capivo, che significa preso? Era preso per fare il sevizio militare!
(Devo spiegare come ci si arruola al servizio militare in Honduras: Visto che la maggior parte della popolazione non iscrive all'anagrafe i propri figli, è chiaro che non ti mandano a chiamare ne per le vaccinazioni ne per la scuola, di conseguenza, non arriverà mai la cartolina per il servizio militare...e allora che si fà? Così a caso... fermano un bus di linea, o in una discoteca prendono tutti gli uomini, gli tagliano subito i capelli, e dopo vedono se ha già fatto il militare o qualcuno viene richiamato dal datore di lavoro). (Sconvolgente!)
Ritornava, con la testa rasata, si vergognava...
ma felice di averla scampata, perché un italiano lo aveva ripescato da un inferno...
Con il tempo e con un po' di confidenza, cominciò a chiedermi soldi prestati, perchè si stava costruendo una casa, era preciso, il giorno di paga, che avveniva ogni 15 giorni, lui puntuale mi riportava i soldi, guadagnava 80 dollari al mese, (quello che noi spendevamo in una volta al supermercato) non faceva un lavoro specifico, lui faceva tutto anche quello che poteva dire di no, e spesso erano lavori duri, sotto quel sole cuocente. Una volta al mese ci disinfettava casa, ci affumicava, per liberarci da insetti, formiche giganti, ragni e le maledette chucarache, per lui un divertimento, ma neanche lontanamente sapeva che quel veleno faceva male, lo costringevo a bere latte, lui non voleva... e rideva.
L'ho coperto tante volte, facevo finta di non vederlo, quando dormiva dietro qualche albero, magari stanco o con i postumi di una borachera, (come la maggior parte degli honduregni) per mettere una lampadina ci poteva stare anche una giornata intera, e quando il suo capo (capo campo Omar) lo veniva a cercare arrabbiato, bastava che gli dicessi che aveva avuto problemi con la corrente...parola di italiana (indiscutibile).
Credo che oltre Santiago altre persone, del posto capirono che ero diversa da altri italiani, del resto, Tony era li per il lavoro, io per puro amore, verso tutto e tutti. Mi dicevano che ero troppo buona! Ma buona di che? Di trattarli come persone?
Una mattina avevo urgenza di acqua, per dare il latte ad Andrea, Santiago non arriva...ma dov'è?...quasi mi arrabbio...!
Ma...Santiago non tornò più, lo trovarono morto in un dirupo...mi dissero che gli avevano sparato, e che lui probabilmente era un bandillero...
Rimasi...di pietra! dispiaciuta! incredula.
Non crederò mai che Santiago era un bandillero!
E chiunque sia... lo ricorderò per sempre.
Santiago Rivera
IRMA,
una donna, come tante lì in Honduras. Con la sofferenza nel viso, donne senza cultura che in nome della religione sfornano figli di padri diversi, mamme a 15 anni e nonne a 30, maltrattare, violate, tradite. Donne forti per i figli, ma deboli di fronte all'uomo, l'uomo padrone, l'uomo macho...
Irma, di qualche anno più grande di me, magrissima, un viso scarno, occhi meravigliosi, pelle rovinata dal sole. Invecchiata prima del tempo, rispetto a noi. Con modi dolci, composta, discreta...preziosa! Grande Irma!
Tre figli, e una specie di marito che le girava intorno (un hijo de... che penso non mi dimenticherà più).
Irma, è stata per me, una madre, una sorella, una consigliera, una maestra, un'amica, un'infermiera, una nonna, oltre che naturalmente una "schiava".
Per anni mi sono svegliata la mattina, con il profumo di caffè, fatto da lei, o con il profumo di tortillas cotte al comal.
Lavorava dalle otto di mattina alle cinque del pomeriggio, sei giorni su sette. 60 dollari al mese, faceva tutto e di più.
Ci misi due mesi per convincerla a stare a tavola con me e i bambini all'ora di pranzo, si vergognava di mangiare con me, con il tempo lo superò, ma con don Antonio...jamas!
Irma imparò a cucinare all'italiana, lasagne, pasta alla carbonara, salame di cioccolata, polpette, sapeva anche quanto cruda volevamo la pasta, fantastica! facemmo un patto, ogni volta che mi faceva un dolce, la metà se lo portava a casa.
Sono certa che si sentiva in colpa verso i figli (lei mangiava i figli non sempre) capii questo quando i primi giorni la vidi prendere dentro il secchio un pezzo di cipolla che avevo buttato...mi vergognai, presi coscienza della realtà...dell'abisso che ci divideva.
Cominciai il mio lavoro...invece di cuocere due etti di pasta, ne cuocevo mezzo chilo, le compravo riso e faggioli, le portavo i figli al cinema, in pizzeria, Tony le ha praticamente costruito una casa, solo una volta sono riuscita a portarla dal parrucchiere, e sempre solo una volta varcò la soglia della "casa de la mujeres" (movimento femminile di Tegucigalpa). Dopo vari mesi capii, che non era herpes quello che Irma aveva sulle labbra...masticando meglio lo spagnolo e con un pò di confidenza, piangendo mi disse che il marito le alzava le mani...le parlai tanto, credo di aver fatto anche qualche comizio, (in cucina con lei) le facevo leggere tutto ciò che riguardava le donne, le raccontavo come era le donne in Italia, le attaccai un articolo di giornale sul frigorifero "la casa de las mujeres". Dopo una settimana fù lei a dirmi di andare. Citò il marito, lui dovette firmare un foglio, non doveva più maltrattare moglie e figli, e contribuire economicamente. Dissi a Irma di andare a casa e di parlarne con le sue vicine, di dire loro che può fare, si può migliorare...
Portai Irma in Italia per tre mesi...
<Dona Lucilla posso uscire stasera per andare a vedere San Pietro?>
<Irma, mi chiedi il permesso! Vai, dopo parleremo del contratto dei lavoratori>
Mando ad Irma ogni tanto pacchi e soldi, lei mi telefona puntuale ai compleanni.
Per lei non ho ancora fatto abbastanza, non finirò mai di ringraziarla, spero tanto di riabbracciarla un giorno.
"Quando venne mia sorella a trovarmi in Honduras mi chiamò schiavista, (non sapevo se ridere o piangere) cercai di spiegarle che purtroppo era un meccanismo assurdo, ma reale. Era veramente un'altro mondo, sembrava di essere in un'altra epoca. Non era facile cambiarlo. Anzi impossibile. Avrei voluto aiutare tutti, ma come potevo!"
LOS VIGILANTES
Avete mai vissuto con un uomo armato fino hai denti, giorno e notte, davanti la porta di casa?
All'inizio mi sentivo una "osservata speciale". Il vigilante, già vederlo metteva paura, armato di coltello, machete, pistola e fucile...Lui era lì per difendermi!
Ma da che?, pensai, provai a dire, che non lo volevo, ma soprattutto Tony, non mi fece neanche parlare, era cosi e basta. Dovetti abituarmi a questa figura del vigilante, non sempre è stato facile, ne ho avuti tanti, troppi per ricordarne i nomi. Ma lì ricordo ognuno per il suo modo di essere, più o meno buono, gentile, devoto, attento, invadente, scattante, chiacchierone...
Ognuno con la sua storia... la sua vita.
Quasi subito proibii loro di urinare e sputare a cinquanta metri intorno casa mia. Sembra incredibile ma è così. Farà parte di una cultura...o non conoscono il galateo...non lo so! Ma io non potevo accettare questo, soprattutto con due bambini.
Li ho visti radersi, li ho visti dormire, li ho visti sparare, li ho visti annaffiare i fiori, li ho visti giocare a pallone con mio figlio, (io mi arrabbiavo, per me era fuori da ogni logica, vedere mio figlio giocare con un uomo armato di fucile... oltre tutto pericolosissimo!) chi predicava il vangelo, chi mi raccontava i suoi problemi di soldi, di figli... di donne, chi scappava al primo giorno di lavoro con il fucile, chi rubava nelle macchine, chi di notte tempo ci guardava dalla finestra...e vi dico che ne ho proprio viste di tutti i colori!
Davo loro da mangiare, da bere, mi facevano conoscere le proprie famiglie, mi regalavano manghi verdi, mi chiedevano la bicicletta di Andrea, il passeggino di Alessandra, mi chiedevano soldi, sigarette, giornali. (un parente).
Che cosa fa un vigilante? che cosa è un vigilante? E' come avere un portiere tutto fare...E' un uomo che protegge la mia casa, la mia famiglia, ma nello stesso tempo è inevitabile, si sviluppa un rapporto oserei dire di amicizia e fiducia, se si raggiunge questo, il vigilante sarà per sempre "tuo". Se non si raggiunge, hai un nemico in casa.
Luis, Jorge, Josè, non ricordo...
ma un bravissimo ragazzo, si vedeva che aveva studiato, educato, fine. Dopo tre mesi che lavorava per noi, mi mandò i saluti da Irma.
<Dona Lucilla, Jorge le manda saludos, el se fue, se fue mojado a los estados> .
Cosa significa? si è fatto la doccia prima di partire? non capivo...! mi veniva da ridere
Irma mi spiegò...
Era uno dei tanti modi di arrivare negli Stati Uniti clandestinamente, mojado perchè si attraversava un fiume al confine tra Messico e Texas. Un viaggio allucinante, pericolosissimo, fatto da donne incinte e bambini, da uomini con un unico sogno l'America, il dollaro, la ricchezza. Non so di preciso, (ma vi assicuro tante!) quante persone sono annegate in questo fiume, quante persone sono morte perdendo l'orientamento nei deserti, giorni e giorni di cammino sotto il sole, quante persone morivano...con pallottole... per così dire vaganti...
Non tutti ce la fanno...è terribile!
<Jorge se fue mojado...!?> guardai lontano tra le montagne, lo immaginavo in questo viaggio di speranza, dissi tra me e me
<Que te vaya bien, Jorge, mucha suerte>.
Seppi che arrivò negli stati uniti, e trovò anche lavoro, non l'ho mai più rivisto."
luci.ros@libero.it



