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VIAGGIA IN ... > America del Sud
“ FRA GIORNALISMO E SCRITTURA NARRATIVA”
di Riccarda B.
“ Inti Pakareo”, quante volte mi ero trovata di fronte a quella scritta sul muro guardando le foto di altri ragazzi che avevano affrontato la stessa esperienza. Due parole in quechua che erano il simbolo di un popolo, quello incaico, che, nonostante le invasioni degli Spagnoli e le sciagure successive riusciva ancora a sopravvivere. Osservando le foto degli altri non mi ero mai resa conto di quale immensa ricchezza contenessero. Attraverso queste potevo conoscere la tradizione, la storia, i colori di un popolo che erano quelli dell'arcobaleno. Un viaggio, quello che aveva portato me e mio marito in Perù, che fino ad allora non aveva assaporato il profondo delle loro tradizioni. Un'attraversata, quella dall'Italia al Perù, ci aveva condotto nella capitale, Lima, che niente lasciava trasparire del suo ricco ed immenso passato. Un aeroporto squallido e pieno di polizia; una miriade di vecchie macchine fuori dell'aeroporto si improvvisava taxi ed offriva passaggi al miglior offerente. Un odore infernale di nafta ci assalì non appena ne partì una. Era venuto a prenderci Maurizio, il nostro amico missionario che viveva là da dieci anni e che ci avrebbe ospitato per il tempo del nostro soggiorno. Prendemmo due taxi perché con sé aveva portato sua moglie e suo figlio. Sulla macchina avemmo modo, per la prima volta, di parlare quel po' di spagnolo che avevamo imparato da una ragazza peruana trasferitasi in Italia da alcuni anni. Dicemmo all'autista di portarci nella Plaza de Armas seguendo il taxi di fronte dove si trovava Maurizio. L'autista solo per pochi Km seguì la macchina e poi prese strade secondarie. Forse era stato il nostro spagnolo o il tentativo di fregarci qualche soles in più visto che i taxi non andavano a tariffa ma la cifra doveva essere trattata prima di salire e poi variava ugualmente a seconda della distanza percorsa. Sebbene a quell'ora fosse già buio, per cui non potevamo vedere chiaramente il panorama, quelle strade ci rivelarono subito quello che avevamo letto su giornali e riviste: quartieri costituiti interamente da baracche, all'interno solo un fievole tepore, forse non c'era neppure la corrente elettrica; sui muri scritte in spagnolo che riportavano il numero e il nome del candidato delle appena trascorse elezioni; per la strada non c'erano che poche persone e poi il silenzio. Arrivati in Plaza de Armas, trovammo carri armati agli angoli della piazza e un odore infernale di smog affaticò il nostro respiro. Sugli scalini della cattedrale i bambini vendevano cartoline e chiedevano qualche biro, qualche signora vendeva delle scarpe usate. Non avemmo modo di ammirare la piazza perchè Maurizio ci portò subito ad un albergo nei dintorni che in Italia probabilmente non avrebbe neppure aperto, ma, lì era un due stelle. Le camere si trovavano al secondo piano. Maurizio chiese se erano libere quelle con il bagno ma ormai non ce n'era più e così ci accontentammo di una camera vicina ad un bagno nell'ingresso con apertura sulle scale, senza finestra. Acqua calda solo dalle 6 alle 7 del mattino, poi niente. La sera uscimmo a mangiare una parillada, una specie di grigliata mista a base di carne di maiale e fegato di lama servita con salsa di aglio e prezzemolo, un piatto gustoso ma come ci spiegò Maurizio solo per pochi perché troppo costoso. A cena ci disse che ci saremmo fermati a Lima solo un giorno per ambientarci e poi un areo ci avrebbe condotto nella città di Cuzco. Ci coricammo stanchi per il viaggio e impressionati dallo squallore di quella città capitale, ma felici di poter vivere il Perù così come lo vivono i peruani stessi, non con viaggi organizzati all inclusive. Al mattino ci svegliammo presto, dovevamo fare colazione velocemente e prenotare il biglietto per l'areo del giorno dopo. Infatti quell'areo parte solo fino a 12.00 poi le correnti ascensionali li impediscono di alzarsi in volo e attraversare la cordigliera andina. Riuscimmo a fare tutto entro le dieci della mattinata e così dedicammo il resto della giornata alla visita dei monumenti. La Plaza de Armas, la parte più antica della città, mostra i suoi palazzi in stile coloniale, il palazzo del governo e la cattedrale, un insieme davvero affascinante che quella nebbiolina che i peruani chiamano “ querula” rende ancora più interessanti. Accanto alla Plaza si trova il corso della città dove si affacciano negozi, fast food, Mc Donald. E poi contraddizioni delle contraddizioni accanto ai Change per gli stranieri, signori con una divisa gialla fosforescente e blu cambiano soldi al nero. Un mercato, come ci spiegò Maurizio, ben più vantaggioso di quello legale anche se più rischioso visto che girano parecchie banconote false. La sera non facemmo niente se non mangiare un menù con uova sode e frappè alla banana, tipica “comida” insieme a carne in umido servita anche al mattino. La mattina l'aereo partì presto e noi con i nostri bagagli ci avventurammo su quel mezzo vecchissimo e non troppo sicuro. La voglia di raggiungere le comunità andine fu più forte di qualsiasi paura momentanea. Un viaggio attraverso le nuvole, nel cuore delle Ande, l'aereo sorvolò luoghi da cartolina: neve, laghi e piccole abitazioni visibili dall'alto perché avevano il tetto di lamiera veramente in cima al mondo. Il nostro aereo arrivò in perfetto orario a Cuzco. La città, antica capitale Inca fino all'arrivo degli Spagnoli conquistadores nel ‘500, situata a 3600 mt d'altezza ci accolse nel suo splendore. Quando scendemmo dall'areo avemmo un attimo di smarrimento, effetto dell'altitudine, ma quell'odore che rimase nelle nostre narici e sui nostri abiti fino alla partenza per casa fu esilarante e rivelatore di un'intera cultura. Una comunità di campesinos dalla pelle scura segnata dal sole, vestiti con i loro poncho coloratissimi e il cappello con i copriorecchi e la nappa sulla testa, suonava con la zampogna una musica penetrante del Sud America. Un taxi ci portò dall'aeroporto all'abitazione di Maurizio e lì, in una sola volta, avemmo la visione dell'antica civiltà Inca: da lontano le rovine di Sacsahuaman che sovrastano la città, i muri incaici tutti scolpiti a mano legati solo dall'incastro delle loro forme, la plaza de Armas con le sue cattedrali e le sue logge illuminata dai raggi del sole. Attraversando la piazza incontrammo la processione della Vergine celebrata il 15 agosto: maschere coloratissime divise per gruppi, che abbiamo scoperto più tardi simboleggiare le comunità di campesinos che vivono fuori dalla città e che vi giungono per la festa.. Arrivammo alla casa di Maurizio e trovammo sul muro della porta d'ingresso quella scritta “ Inti Pakareo”.