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VIAGGIATORI NELLA STORIA
Nato a Firenze il 15 novembre 1912 (8 giugno 2004), Fosco Maraini è stato un grande narratore dei diversi universi culturali, sociali e umani che ha visitato nel corso della sua vita. etnologo , antropologo, orientalista, viaggiatore, alpinista e fotografo, Fosco Maraini è rappresentante di quella specie rara di etnologi-narratori capaci di immergersi incondizionatamente nei più diversi universi culturali, sociali e umani, insegnando ad essere cittadini del mondo .Figlio dello scultore Antonio Maraini e della scrittrice inglese Yoi Crosse , a 22 anni, spinto da una grande curiosità nei confronti dell'Oriente, s'imbarcò sulla nave scuola 'Amerigo Vespucci' come insegnante d'inglese per i ragazzi dell' Accademia Navale di Livorno ; in quell' occasione visitò l'Egitto, il Libano, la Siria e la Turchia.
Ne l 1935 sposò Topazia Alliata , da cui ebbe le tre figlie Dacia, Yuki e Toni, e nel 1937 parte per una spedizione in Tibet, che lo convincerà a dedicarsi alla ricerca etnologica ed allo studio delle culture orientali. Laureatosi in Scienze Naturali all'Università di Firenze, Fosco Maraini si trasferì con la famiglia in Giappone dove, in seguito al rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò, venne internato in un campo di concentramento.
Tornato in Italia alla fine della guerra, ripartì per il Tibet e per altri numerosi viaggi tra i quali quelli che lo porteranno di nuovo in Giappone, in Corea e a Gerusalemme. Ai suoi viaggi e agli studi sull'Oriente Maraini ha dedicato molti libri, tra cui Segreto Tibet e Ore giapponesi, celebri reportage fotografici ed una serie di documentari etnografici.
Maraini è stato ricercatore al St . Antonys College di Oxford e alle università di Sapporo e di Kyoto , oltre ad aver insegnato lingua e letteratura giapponese all'Università di Firenze. Grazie alla sua straordinaria apertura spirituale, alla sua originalità culturale e scientifica e al suo coraggio fisico e morale, nel 1998 ha vinto il Premio Nonino , "come maestro italiano del nostro tempo".
Numerosi altri riconoscimenti gli sono stati conferiti non solo in Occidente, ma soprattutto in Oriente. Tra i suoi numerosi libri: Dren-Giong (1938), L'isola delle pescatrici (1960); G-4 Karakorum (1961); Paropamiso (1963); Jerusalem , Rock of Ages (1969); Japan , Patterns of Continuity (1972); Incontro con l'Asia (1973); Tokyo (1975); Giappone e Corea (1978); L'agape celeste (1995); Gli ultimi pagani (1997); Nuvolario e Gnosi delle fanfole . Nella narrativa ha debuttato nel 1999 con Case, amori, universi, e ha pubblicato la sua autobiografia.
Durante la cerimonia funebre è stata consegnata una lettera che Fosco Maraini aveva preparato per questo evento. La riportiamo per farla leggere a tutti:
<< Cari Amici,
Sono desolato di costringervi ad un raduno così insipido e squallido , com' è sempre un funerale laico…Sarebbe stato indubbiamente bello ritrovarsi tra canti, incensi musiche e fiori, sotto alte e storiche navate della nostra cara Firenze! Lo so, lo so… Ma purtroppo un minimo di coerenza me l'ha impedito.
Ecco, mi chiederete, dove stai? In quale posizione spirituale ti sei sentito di lasciare il pianeta, per l'enigmatico viaggio che tutti ci attende?
Vi dirò che un momento fortemente determinante della vita è stato il soggiorno di parecchi mesi a Gerusalemme, durante gli anni 1965 e 1966, quando la casa Harcourt Brace di New York mi commise un testo sulla famosa città, centro delle tre maggiori religioni: il libro uscì poi nel 1969 col titolo “ Jerusalem , Rock of Ages ”.
La visita alla città fu anche occasione di una lettura ponderata ed attenta sia della Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento) sia del Corano (nell'ottima edizione dell'amico Alessandro Bausai ). Tra i miei libri chi vorrà potrà trovarvi “le Bible de Jerusalem ” (mi capitò in Francese…) ed il Corano, pesantemente sottolineati…
Queste esperienze riportarono in primo piano il problema delle Rivelazioni. Se esaminiamo con animo veramente libero, diciamo con la prospettiva CITLUVIT (“Cittadino Luna Visita Istruzione Pianeta Terra”) il problema delle Rivelazioni, ci accorgiamo subito che esse non si limitano alle tre più famose e che si irraggiano in qualche modo da Gerusalemme. Occorre allargare l'orizzonte anche al pensiero di Zoroastro , e senz'altro ai Rishi dell' Induismo . E perché trascurare il Buddismo? La Saddharma Pundarika non è anch'essa una “Rivelazione”? Proseguendo l'indagine si viene a scoprire che, nel panorama delle religioni, le Rivelazioni sono moltissime: si va da quella dei Mormoni a quella dei Bahai , dai messaggi del Cao-Dai Vietnamita alle scritture del Tenri-Kyo Giapponese.
Un piccolo dizionario delle Religioni della Garzanti , ne elenca, mi pare, ben 38!
Di fronte a questa falange di Rivelazioni ci si chiede: Gentile Signore Iddio, quale è il tuo vero, autentico messaggio? Non starai giocando con l'uomo? Quali sono le garanzie che una Rivelazione sia autentica e l'altra no?
Dinanzi a questo problema, che mi s'è posto in termini di particolare evidenza, data l'esperienza personale di viaggi e la familiarità con più civiltà lontane tra di loro, ho optato per la Rivelazione Perenne ; cioè il regime religioso in cui Dio parla, per chi vuole ascoltarlo, non attraverso messaggi singolari concessi in punti particolari dello spazio ed in momenti particolari del tempo (Rivelazione Puntuale), bensì sempre ed ovunque, nella natura e nella vita umana intorno a noi. Tutto si presenta come Rivelazione, basta sentirla, vederla, leggerla.
Direte: questo va bene per il bello, per il sublime, per la neve sui rami degli alberi nel sole dell'alba, per le onde del mare che si frangono sulle rocce al chiaro di luna, per il vento tra le fronde nella foresta, ma è rivelazione anche il brutto, il male, l'orrore…? La risposta inevitabile è si. In un certo senso il male è più rivelatore degli ovvi bene e bello , in quanto è più misterioso. “Dio, chi sei, se permetti la morte, le sofferenze di questi bambini?” Più il mistero si fa grande e terribile, più invita a sentimenti aperti all'angoscia, feriti dagli orrori.
In questa ottica Gesù resta sempre un grandissimo uomo, con Mosè e Muhammad , nonché col Buddha e con Lao-Tsu , ma non lo chiamerei “Figlio di Dio” (forse ingegnosa, geniale invenzione di San Paolo?).
Nella Rivelazione Perenne ho trovato grande pace e serenità. Dirò che la Rivelazione Perenne mi sembra nettamente superiore alla Rivelazione Puntuale per svariate ragioni.
Si è esercitata sempre, da quando i primi uomini hanno cominciato a rivolgere gli occhi al cielo con ansia o con gratitudine, con speranze o col senso del mistero. Non sussiste il fatto strano, incomprensibile, di un'umanità ante-Rivelazione, di gente antica pagane, di selvaggi e irredenti, e simili, con l'apparizione della salvezza ad un momento così tardo della storia umana. In regime di Rivelazione Perenne anche gli uomini di Neanderthal sono nostri stretti, cari fratelli in ispirito , come lo sono quelli di epoche ancora più remote.
La Rivelazione Perenne esclude la possibilità di recrudescenze fondamentaliste, per cui i credenti in una data Rivelazione finiscono col desiderare l'eliminazione fisica dei credenti in altre, diverse dalla loro. Questa mostruosa possibilità si è avverata molte volte in passato – basti pensare alle Crociate, alle stragi dovute alla conquista delle Americhe, alle guerre di religione in Europa ed in ogni continente-, si potrebbero citare tesi a centinaia: bastano due per tanti. Scriveva il padre Francesco Paniragola (1548-1594) nelle sue Lezioni sopra i Dogmi (Ferrara 1585):” Quando il Signore ti farà la grazia che tu vinca genti infedeli, non perdonar loro, ma ammazzali”. E talvolta perfino i gentili Buddisti riuscivano a rigirare le loro concezioni sulla reincarnazione in modo preoccupante. Afferma il Jaschky nel suo Tibetan Dictionary (P .123 ) che:” according to Tibetan belief it is an act of mercy to kill an enemy of a Buddhist faith and thus prevent him from accumulating more sin”… L'ecumenismo resterà sempre parola o vuota, o ipocrita, se ciascuno rimane inserito, assiso con la cintura di sicurezza, nella propria Rivelazione. Solo la Rivelazione Perenne , collegata alla Natura e non alla Storia, può condurre verso una profonda e sentita unificazione spirituale fra gli esser umani.
In regime di Rivelazione Perenne viene radicalmente superato ogni possibile dissidio tra religione e scienze, sia umane che della natura. La scienza diviene anzi “lo studio della Rivelazione Perenne”: si trasforma in opera di religione, in collaborazione coi mirabili piani occulti di Dio.
La Rivelazione Perenne unifica in un sol fascio tutti gli esseri umani, dal più vile nativo dell' isola più remota, ai massimi luminari del sapere, nei centri più prestigiosi delle civiltà più avanzate.
Ancora una volta, cari Amici, perdonatemi per non avervi fornito un addio più festoso e meglio consacrato dalle tradizioni, ma spero che adesso mi comprenderete.> >
Fosco
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